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Carlo Baldassarre Simelli

Carlo Baldassarre Simelli (Stroncone, Terni, 1811 – Roma, 1885)

Fin da giovane si trasferisce con la famiglia a Roma dove compie studi artistici specializzandosi in prospettiva ed incisione e dove si distingue presto come maestro di prospettiva anche di celebri pittori come Bernardo Celentano. Nei suoi primi anni di attività come pittore ha studio in Roma in via S. Isidoro 9 (1838), poi in via dei Pontefici 57 (dal 1843), e fa parte della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon.

Tra il 1850 e il 1852, è in Sabina per alcuni incarichi come pittore e nel 1853 pubblica una serie di incisioni eseguite a mezzatinta con immagini di Roma, destinate all’uso degli artisti, che gli procurano una certa notorietà. A questi anni dovrebbe risalire l’inizio della sua attività anche come fotografo, apprezzato in particolare dagli artisti soprattutto per i suoi studi dalla natura. Pur avendo utilizzato normalmente il procedimento al collodio, Simelli, che era molto vicino a Giacomo Caneva e all’ambiente artistico della Scuola fotografica romana, doveva aver sperimentato all’inizio anche la calotipia ed è certo che poi l’abbia usata, a livello professionale, almeno in un’occasione.

Nel 1857, infatti, la Reverenda Fabbrica di San Pietro lo incarica di fotografare i contrafforti della Cupola Vaticana, in una poderosa serie di centosessanta pezzi che avevano lo scopo di documentare e verificare lo stato di conservazione del monumento. Nel contratto, conservato nell’Archivio della Reverenda Fabbrica di San Pietro (interamente pubblicato da Becchetti 1983, pp. 29-31), si legge, al punto 3°, che “ per più facilità di conservazione le dette negative dovranno essere in carta della più perfetta per detto uso”.

Attivo a Roma in via del Corso 509, Simelli si dedica in particolare all’esecuzione di fotografie di antichità e per i suoi interessi archeologici entra presto in contatto con John Henry Parker di cui diviene amico e collaboratore; è infatti il principale esecutore delle fotografie della serie pubblicata dall’archeologo inglese a partire dal 1867.

Nel 1870 partecipa all’Esposizione Romana per il culto cattolico, dove riceve una menzione onorevole, pubblicando anche per l’occasione un catalogo delle sue fotografie. Sempre nello stesso anno si sposta da Roma a Frascati, lasciando il suo studio al fotografo francese Gustave Eugène Chauffourier.

Torna poi nuovamente a Roma nel 1873, in uno studio in via Bocca di Leone 11, dove è segnalato dalla Guida Monaci fino al 1877.


P. Becchetti, La fotografia a Roma dalle origini al 1915, Roma ,Editore Colombo, 1983, pp. 28-32, 347

Maria Francesca Bonetti et al., Roma 1840-1870. La fotografia, il collezionista, lo storico, Roma, Peliti Associati, 2008, pp. 122-126, 201.