Logo Sagid

Max Hutzel

Max Hutzel (Germania, 1911- Roma, 1988)

 

Fotografo professionista di origine tedesca svolse la sua attività dai primi anni trenta fino alla fine del 1980.

Probabilmente Hutzel venne in Italia per la prima volta tra il 1932 e il 1936 al seguito di Wolff, fotografo e pioniere nell’uso della Leica, in occasione di un progetto fotografico a lui commissionato. L’autore lavorò da subito con formati piccoli e medi, considerando evidentemente la comodità d’uso di una macchina maneggevole e leggera per servizi fotografici in viaggio e per scatti veloci. Agli inizi degli anni Quaranta, Hutzel ebbe l’incarico di fotoreporter dal regime fascista e si trasferì stabilmente a Roma. Risale a questo periodo la conoscenza di Luis Trenker, dal quale Hutzel potrebbe aver appreso l’uso della cinepresa.

Dopo la fine della guerra si avvicinò all’ambiente cinematografico, dove lavorò da fotografo di scena sul set di vari film fino a metà degli anni Cinquanta. Nel frattempo Hutzel era attivo anche presso varie case di moda in Italia, Svizzera e Germania. E’ da collocare in questi anni un importante riconoscimento professionale, quale la collaborazione con riviste come Archeo.

E’ stato probabilmente Guglielmo Matthiae - soprintendente alle Gallerie e ai Monumenti dell’Abruzzo, di Roma e del Lazio - a incoraggiare Hutzel ad iniziare un sistematico lavoro di documentazione fotografica di opere d’arte e d’architettura, in particolare del medioevo. Fu così che il fotografo documentò tra il 1958 e il 1970 le chiese di Roma (come, ad esempio, Santa Maria in Cosmedin, San Crisogono), alcuni palazzi privati a Roma spesso in forte degrado, i tesori nascosti nei paesi remoti dell’Italia centrale (come Bominaco), nonché, con migliaia di immagini, la collezione di arazzi e tessuti dal XV al XVII secolo. Hutzel non stabilì mai un assiduo rapporto di collaborazione con le soprintendenze, ma solo occasionali commissioni.

Dal 1963 il fotografo entrò in contatto con la Fototeca della Bibioteca Hertziana, iniziando una collaborazione che sarebbe durata oltre vent’anni; offrì le sue fotografie al Kunsthistorisches Institut di Firenze e all’Istituto Archeologico Germanico di Roma, istituzioni con le quali il fotografo collaborò fino agli anni ottanta.

La produzione di Max Hutzel, denominata dallo stesso autore Studio Foto Arte Minore, fu realizzata nel contesto della salvaguardia dei beni culturali nel secondo dopoguerra e fu estremamente ricca. Sono circa 86.400 i negativi conservati presso il Getty Research Institute insieme a 67.275 stampe e un catalogo, consultabili attraverso la banca dati della Photo Study Collection.

L’ICCD conserva circa 50.000 stampe in bianco e nero donate nel 1990 dalla vedova Elvira Canale Hutzel.


Regine Schallert, I tesori nascosti d’Italia: l’archivio dello studio Foto Arte Minore di Max Hutzel in Photo Archives and the Historiography of Art History, a cura di Costanza Caraffa. Berlin_Munchen, Deutscher Kunstverlag, 2011, p.335-345.

Benedetta Cestelli Guidi, Il “Maestro di Offida” era lì e non era certo passato inosservato. Iconoclastia e immagine-prototipo a Santa Maria della Rocca, Offida in Il viaggio in Italia di Giovanni Gargiolli. Le origini del Gabinetto Fotografico Nazionale 1895-1913, catalogo a cura di Clemente Marsicola. Roma: ICCD, 2014, p. 301-305.